...alle ragazze dalle labbra rosa

si a quelle come me, che non son più ragazze, ma credono che esista ancora un posto per provare ad esserlo, che ridono, spostando il capo ed accendendo gli occhi, che hanno ancora un sasso stretto dentro al pugno da lanciare, che aspettano una sfida e una scommessa ancora da vincere!!

 
novembre 1 2009

Buona notte Alda!!



 
ottobre 20 2009

fare fotografia è scrivere con la luce...

http://milano.corriere.it/milano/foto_del_giorno/09_ottobre_21/sax-1601903294808.shtml



 
ottobre 16 2009
Traversando la strada  un taxi troppo veloce per quell’incrocio le soffiò un getto d’aria gelata sul viso e fra le gambe, e fra i capelli, spostandola di soli pochi attimi dai suoi pensieri… un incidente. Era solo un’idea… e pensò a se con la nostalgia dei tempi persi, delle cose mancate, delle scelte negate. Provò fortissimo il desiderio di un fatto estremo ed esterno alla propria volontà che potesse di colpo interrompere il corso monotono e pesante di quella sua vita stanca.. Ritornò in linea con il baricentro sul quale puntava l’equilibrio, il taxi era già lontano e innocuo  e nella tasca, con la mano destra, cercò le chiavi della macchina. La nostalgia delle cose mancate… sussurrò a denti stretti, il fastidio delle labbra secche per il vento, il distacco stonato da ogni briciola della realtà che ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, sempre meno le apparteneva. La nostalgia delle occasioni perse. Forse non era proprio nostalgia, solo un rammarico, forse il ricordo, abbandonato in fondo ad un cassetto... forse è soltanto il tempo che passandoti accanto veloce lascia una traccia tiepida che non ti condivide.. Se si fermasse tutto senza che fossi io a deciderlo, a volerlo…allora forse tutto questo… tutto questo forse… io riuscirei ancora a sopportarlo…


 
ottobre 4 2009
C’è un silenzio in questi giorni che ho eletto padrone.
A volte cerco di infrangerlo pronunciando parole sole, estratte a forza da pensieri concitati, da frasi ricordate, da storie lette su morsi e stracci di carta da buttare. C’è un silenzio che geloso, strattona il tempo, tirandolo per gli angoli, modificandone origini e geometrie.
È il silenzio che non vuole tempo. Che non s’accorge del resto, che non concede tregua alle intenzioni. È un silenzio confortevole, tinto a colori neutri, privo di rabbia, nessuna contrazione. Un silenzio armonico e musicale che riesce a disegnare gesti che un tempo, attribuendo loro volute di benessere e riposo. Anche quando non fu. Come necessità che cerca uno spiraglio per esistere.
Mi ci rotolo dentro, come fosse un lenzuolo che asciuga pene e lacrime ma che rimane madido di senso. Forse che il tempo non sa proprio tacere. Forse che il tempo si popola di facce e non di visi, di mani e non di gesti, di parole sconnesse e non di frasi.  Forse quello che fu, ciò che qualcuno scrisse perché non si scordasse, quel che  nessuno lesse mai nel giusto verso, con quell’intonazione necessaria e rinfrancare vita,  e la memoria fugge  dentro il bagliore tenue  del ricordo, lasciandomi confusa..


 
settembre 30 2009
Quando qualcuno mi chiede di te non so  mai cosa dire. E non so come mi sento e non so se mi dispiace, e non so se sto soffrendo. Quando qualcuno mi chiede di te alzo le spalle e disegno il vuoto, butto gli occhi lontano e mi confondo, con le parole giro intorno al mondo, in fondo a un dubbio mi perdo.
Quando qualcuno mi chiede di te lascio le braccia cadermi dal corpo, il respiro sospendersi e l’attenzione mancare.
Quasi nessuno mi chiede te.. ed è una cosa che mi da conforto…


 
settembre 26 2009
Non credo sia così che si espiano le proprie colpe. E quali colpe poi?? Credere che espiare sia un’uscita di sicurezza.. troppo facile. Le colpe ci restano dentro, sempre, comunque e comunque sia penso che vadano analizzate, capite, elaborate. Io cerco sempre la soglia fra il bene e il male. Il momento in cui per una piccola magia che adopera di consapevolezza, il male svela il suo aspetto bifronte e vota nuovamente al positivo.
Credere di espiare è la scappatoia al senso di colpevolezza che non appaga nessumo ma vittimizza .
Troppo facile, troppo facile mordersi  i pugni fra le lacrime.. troppo facile, troppo facile commuoversi della propria passata incontinenza. Parole che ritornano alle labbra come ritornelli impazziti dal perdono…Parole che non avremmo mai pronunciato per altri, anche in medesime e scurissime stanze, anche in medesime e tristissime ore. Parole che solo a noi pronunciano ristoro.
Sto cercando di capire. Sto cercando di protrarre il tempo oltre il silenzio che lo abbrevia. Sto cercando di sentirmi immune, io, almeno una volta, da quel virus indecente di dolore che per un attimo, per una lieve volontà, per un errore di calcolo forse o per sbadatezza, m’ha risparmiata e m’ha lasciata libera d’essere solo me stessa…
Eppure… nella tristezza che la sua voce stinge, non colgo alcuna traccia di consapevolezza, e non calore e non tenui luci di se..Ancora e solo rabbia  che aggredisce…


 
agosto 15 2009
È strano, mi è sembrato di soffrire di una lunga malattia. La vita. Febbrile, accaldata, ansimante. Una malattia che come cronica, grave, snervante ed impellente. Inguaribile e stancante. Per anni mi ha rincorsa, mi ha lasciato sperare in una pausa, in un sosta, in una guarigione, per sprofondarmi poi in nuova e forsennata recidiva. E mi ha sfiancata, provata e riprovata. E mi ha lasciata sola e senza fiato, e senza mezzi ne forze. Mi ha ammalata di se senza respiro. Per anni ho rifiutato di curarla certa d’esser io stessa quel male mio in rincorsa, quella passione sorda alla prudenza, cieca a ogni pericolo, vaga a ogni consiglio. Per anni, prima d’attraversare la curva del mio tempo.
Il passo allora ha rallentato e la corsa da folle s’è fatta camminata e poi s’è fatta sosta, qui, in una nuova quiete. E oggi che suona la metà dell’anno, il cielo a ferro e fuoco e il caldo e nessun vento, mi sveglio in un silenzio che è ristoro. Come mi sento,  ancora non lo so, credo mi sento bene… lo dico ad alta voce per riempire lo spazio del mio suono sottile. Non ho corsa alle gambe, ne fiato corto al respiro. Sono  di pane e  d'acqua. Sono d'ombra e riposo. Passerò questa giornata al sole, in quella piccola piscina di periferia, forse scambierò parole di convenienza con un vicino d’asciugamano, sicuramente mangerò un toast farcito a quel barettino confortevole, riparato dal sole da grandi ombrelloni  che pubblicizzano gelati. All’occorrenza mi tufferò nella vasca nella parte più fonda per evitare i bambini che spruzzano, le loro mamme che gridano alla prudenza. Leggerò il mio libro cui inavvertitamente ho macchiato le pagine con l’olio solare, ascolterò i discorsi rotti e consumati di un gruppo di donne stese al sole. Le loro risate, le loro confidenze. Tacerò ogni pensiero che possa farmi male…
È ferragosto oggi… e a me non manca niente…   


 
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