...alle ragazze dalle labbra rosa

si a quelle come me, che non son più ragazze, ma credono che esista ancora un posto per provare ad esserlo, che ridono, spostando il capo ed accendendo gli occhi, che hanno ancora un sasso stretto dentro al pugno da lanciare, che aspettano una sfida e una scommessa ancora da vincere!!

 
luglio 5 2009

Sono a casa.  Piano quest'anno, senza fare rumore, senza chiedere al tempo alcuna attività, ne al corpo, ne spesso al cervello. Nessumo di cui occuparsi se non di me stessa, se non di  un confortevole silenzio.

Per la prima volta ho provato profondamente il senso del riposo, dell'abbandono. Mi è piaciuto. Non ho lasciato spazio alla tristezza, al rammarico ne al ricordo. Solo un gran senso di riconoscenza per lui che mi ha lasciato quest'opportunità, questo piccolo tesoro di  benessere inconsueto.

Mi sono appoggiata al cielo, al mare, alla sabbia e al sole. Mi sono appoggiata a un libro scritto bene, a piccole parole..

Sono a casa ora, tutto come da sempre, e fa un gran caldo. Il vento fresco di quel mare ancora scuote le mie immagini e io sono sempre la stessa... posso ricominciare..



 
giugno 18 2009
È un’arma che colpisce chi l’impugna, una tregua che si concede  chi l’esercita, un letto di riposo, un angolino in ombra nella calura estiva e senza sosta.
Il perdono gratifica colui che lo ritorna, allenta la tensione che l’altrui colpa impone, rassoda l’animo, rinforza il credito, rincuora e rende pace a chi ha subito offesa.
Spesso chi lo riceve è assente, neanche se n’accorge, neanche sa d’esser beneficiario di tanta e onesta fede, di un tal regalo, di una nuova occasione. Il perdono è verde come un prato, e solo, come il gesto che un giorno m’ha stupito e m’ha fatto patire.
E quanti gesti da quante direzioni, e quanti patimenti senza fiato, ne senso, fatti per sfogo solo, per cause di vendetta, di piccole ripicche, per il silenzio che nasconde cose che dette son piccine, macchie di nulla, brividi di rancore, inezie dolorose.  
Il perdono è un amico sincero che spesso si confonde col bisogno, che non apprezza mai chi lo riceve. Robusto e ricco  come un campo arato e seminato, e pieno di domani …
Vado in vacanza. Solo un quaderno, una penna e un cuore gonfio di pensieri e cose…
Ci si risente fra una quindicina di giorni…


 
giugno 2 2009
Milano qui è tutta vuota. Ferma e fresca. Me ne sto seduta sulla sdraio in terrazzo e sogno una stagione così, temperata ed infinita, senza mesi, senza cambi, ne il troppo freddo ne il troppo caldo. Stabile, confortevole e rincuorante. Non so perché questa temperatura mi ricorda mio padre.
Milano oggi mi abbraccia d’aria e di silenzio. Unico suono che  la ravviva, una radio accesa, lontano.   Non riesco a raggiungere il senso delle parole, non le melodie della musica è solo un senso lontano di vita e intimità. C’è qualcun altro su questa terra…
Mi ricordo di domeniche in famiglia, i rientri stanchi dalle vacanze, un corridoio lungo e odoroso di chiuso e di pulito. Mi ricordo il calpestare dei sandali sul marmo, il colore scuro e profumato delle gambe di mia madre. Mi ricordo i compiti delle vacanze, i libri letti, La ragazza di Bube, il cortile assolato, i sapori perduti, una granita al tamarindo e una storia d’amore raccontata all’orecchio.
Mi ricordo l’estate dei miei 13 anni, e quella dei 23 e dei 33 ed altre ancora da dimenticare… Quella radio lontana che continua a suonare… Mi ricordo di te che ti sei scordato. Mi ricordo di noi che ci siamo perduti. Mi ricordo dei miei fratelli bambini, di me piena di sogni, del mio cane bagnato sulla spiaggia. Mi ricordo del vento, del sole, di quell’abbraccio stretto in riva al mare… Tutto senza parole,  perchè il ricordo è senso, non usa le parole.  


 
maggio 30 2009
E proprio allora si ricordò quel gesto.. che strano .. pensò.. mi viene in mente adesso… e proprio quello che io non m’aspettavo…Un attimo qualunque, il cielo come sempre poggiava sulla terra, dietro le nubi il sole, e strade, e case in mezzo alle pianure, i piedi della gente su e giù per le scale, movimenti di mani incontinenti, occhi che come biglie rotolavano altrove, negavano le destre e le sinistre e l’avanti e l’indietro.. Ed era tutto ovvio, normale, già veduto. Tutto scorreva semplice ed anche un po’ banale, nulla sembrava dire, voler significare..
- adesso, prima che tu t’accorga che tutto sta finendo, adesso, prima che manchi l’aria, che tu possa capire che arriverà il silenzio, ti parlerò di lui, ti mostrerò quel gesto..-
La vita a volte è assurda, a volte non è vita, se ti sospende dentro a  un attimo incerto e ti racconta di una cosa altrui che non ti è stata detta, ma che tu hai già intuita, ti leva le certezze, respira ciò che sai, ti soffia dentro vento e ti disperde altrove, per poi lasciarti li, privo d’ogni ricordo..La vita a volte bara.. pensò sopra le labbra.
E come rallentata, riaffiorata dal tempo, rivide quella mano, anzi non la rivide, perché l' immaginava, ed era chiusa a pugno, stretta dentro una tasca. Eppure percepiva da quell’inguine rigonfio, un moto di rinuncia, di rabbia, di sconforto. Si perché a guardar bene la tela delle braghe si tendeva nervosa, tre colli e tre vallate, la traccia delle nocche. E rabbia, il lieve movimento sincopato, nel ritmo e nelle pause, che quasi impercettibile serrava ed allentava la stretta di quel pugno.. Intorno a che dolore arrancava quel morso?? Quasi a ridare fiato ad una pena stretta, lasciar fluire il sangue di quel palmo ferito, mollar la presa di quell’asprezza ingiusta e trattenuta, e poi il ripensamento ed il ritorno inconscio ad un orgoglio teso… Intorno a quale storia si chiudeva quel pugno?? ad un amor negato, una morte innocente, a un’infame ingiustizia, a una violenza che non si sa negare?? Non di ricordi a volte è fatta la realtà, nè di certezze, nè di parole dette.. ma consapevolezza e il senso del saputo, anche quando non è.. E quel pugno stringeva, spingeva, e avanti e avanti ancora, la tela delle braghe, come per vita propria, a trattenere tutta quella veemenza, quella passione, quel moto di rivalsa.. Come il tendone d’un  circo irriverente, la tasca alzava un’onda che conteneva pena.. Tesa la stoffa al fianco e sulla coscia, teso quel movimento che implorava vendetta.. E tutto intorno intanto, si faceva un gran buio, si nascondeva il giorno, non suoni a muover l’aria, c’era solo quel pugno, compreso in una tasca…Poi fu la noncuranza..
sempre netta 26 febbraio 2005


 
maggio 17 2009
Sicuramente se qualcuno le avesse raccontato in gioventù quel che sarebbe stato di lei, non solo non l’avrebbe creduto possibile, ma avrebbe risposto sorridendo a bocca aperta come era usa fare, con uno dei gesti che più tradivano la generosità che le scuriva la pelle… ma che dici??? Io???? Nooo…..impossibile.. …
Invece era andata proprio così ed ora, a cinquantadue anni, si guardava dentro uno specchio, soppesava perplessa e un po scocciata l’immagine che le tornava e scuotendo il capo ed ammiccando, stavolta a labbra serrate, sussurrava fra i denti.. mannaggia… sospendendo nel tempo ogni altra considerazione verbale.
Il resto rimaneva muto, appeso a un filo di incertezza ed incredulità. Ma era proprio lei quella donna “piccina e perduta” come si era sempre definita parafrasando i testi di una canzone di Lucio Dalla. Era proprio sua quella forma un pò sgraziata e appesantita, le ciabatte ai piedi e le caviglie gonfie, dentro un vestito estivo smesso e  consunto che le tirava e le pendeva un pò da tutte le parti??? Si mosse per scorgere nel riflesso la reciprocità dei movimenti, l’appartenenza, il disappunto tradito da un’impennata storta delle sopracciglia. Si…era proprio lei..
E poco c’era da fare. Bisognava accettare quella realtà scomoda e al tempo stessa confortevole che tacitava ormai ogni passione e sostituiva a veemenza e trasgressione una inconsueta pace, una prudenza sciapa, una lentezza morbida e conforme che la cullava nel muoversi dei passi.
Perché se si muoveva troppo in fretta il corpo le vibrava in un cinguettio di consapevolezza, la testa a tratti  girava d’un eco percettiva e ondulatoria, conferendo alla realtà il senso scosso di un lieve terremoto. Il mondo le appariva malfermo e la realtà insicura e distorta. Aveva fatto l’abitudine a quella precarietà che cambiava le sue movenze e modificava lo spazio occupato dal proprio corpo creandone uno nuovo più accogliente, caldo, gentile e sicuro.
Diventare vecchia non le piaceva ma cominciava ad accettarlo.
Non era mai stata bella, non era mai stata alta, ne bionda ne formosa, ne appariscente, eppure questo non le aveva impedito d’affrontare  spavalda la vita e le passioni tutte, al meglio di se, convinta e scomposta, come il suo piccolo corpo scuro e nervoso le aveva suggerito. Se si voltava, lenta, a guardare a ritroso scorgeva figura di se che quasi non conosceva. C’erano gesti e giorni e atti che la stupivano per la temerarietà e la leggerezza con la quale erano stati vissuti, c’era quel figlio ormai adulto del quale a volte non ricordava l’infanzia, come se avessero camminato al fianco in una stretta ed egoistica simbiosi,  imponendosi a vicenda  un’andatura forsennata e impegnativa, fino a giungere a qui. A questi anni di traguardo. Se si voltava  a declinare il passato, la testa girava più forte, creando mulinelli di colori e suoni, e voci, dentro i quali lei persa, come storia scritta da altre mani ed altri narratori, aveva giocato ruoli diversi e indipendenti dalla propria natura. Era stata una corsa accelerata e folle e quel che desiderava di  più, ora,  era solo un po di riposo, il silenzio, l’abbandono, un vuoto comodo nel quale sciogliere la propria misura liberata.
...


 
maggio 1 2009
Si, farò buon viaggio, ti prometto...
Metterò a mio frutto ogni luce che il giorno,
ogni brezza che il vento,
ogni sapore e suono e movimento.
Sospenderò il mio tempo per dedicar respiro a terra e mare,
per ricordare d’estati mie bambine,
le vesti bianche delle monache al sole,
quell’odore di sale..
Allora…
formiche in fila indiana, inabili ed ossute,
per quelle scale in pietra, ripide ed infinite,
giù in fondo… fino al mare.
A quegli scogli irsuti, taglienti e scivolosi,
che subito profondo, senza certezza al piede,
a calcolar in metri,
la casta nostalgia di noi creature,
quei  primi giorni al sole.
Si.. farò buon viaggio,
racconterò a me stessa questa storia che è nuova,
allargherò lo sguardo che possa contenere tutto e quanto,
in un solo traguardo: il cielo e il mare e  il tempo ritrovato,
il sole quando è caldo, e il vento a sera a scompigliar pensieri,
a far di vita storia da narrare.
E fermerò ogni immagine che possa dirmi ancora…
Me la riporto in petto, come si fa col bene quando è raro…
Si… farò buon viaggio.. ti prometto


 
aprile 28 2009
Lu.. guarda com'ero brava...!  1 Febbraio 2004
un non sense da domenica sera
ricordati delle ginocchia… perché mi parli spesso delle ginocchia .. perche sono snodate, lente, affaticate perché ne abbiamo due e a volte sembran troppe, perchèèèèè …sognava pace e seminava vento.. e raccoglieva un cazzo di tempesta… e rilasciava andare lentamente.. seguendo una politica costante… i suoi pensieri indietro.. sottili certamente, sfilavan via sottili, fuori dalla sua bocca, le labbra accartocciate ... come fossero bava.. ma tutti quei pensieri nascevano da sempre, nell’angolino chiuso in un cassetto in fondo al comodino.. li raccoglieva, e bene li legava, insieme tutti, come gomitolo, come matassa informe e chiaccherona pure, perché parlavan forte…li sentissi!!!… che gran caciara..di voci e di bestemmie.. a volte nella notte li udivi anche cantare!!!.... erano sempre i meglio.. sempre i più ariosi, quelli che detti forte facevano spavento agli uomini paurosi.. e alle donne per bene.. le bigotte…quelle che l’hanno ma non lo voglion dire.. che lo tengono in mano e biascican preghiere, quelle che ascoltano e fingon non sentire.. ma quante sono queste pulzelle avare??.. a mioddio sapessi quante sono!!! e poi son dappertutto!!! Senti così.. come mi suona bene…. persino dentro il letto.. E le ginocchia??? .. OOOOHHH questo te l’ho già detto.!!. rotonde, torte, storte.. a punta, dritte, lente.. Netta ne aveva una che faceva un gran male.. ma quel gentil cerusico.. glielo fece passare… e poi da dove viene il detto birichino se rose sono vedrai che fioriranno?? A noi che ce ne frega… delle rose??? non ci servono a niente..è vero.. signorina??? solo parole a cazzo.. passano per la mente….



 
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Clik..il regalo del Doug grazie!!