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E proprio allora si ricordò quel gesto.. che strano .. pensò.. mi viene in mente adesso… e proprio quello che io non m’aspettavo…Un attimo qualunque, il cielo come sempre poggiava sulla terra, dietro le nubi il sole, e strade, e case in mezzo alle pianure, i piedi della gente su e giù per le scale, movimenti di mani incontinenti, occhi che come biglie rotolavano altrove, negavano le destre e le sinistre e l’avanti e l’indietro.. Ed era tutto ovvio, normale, già veduto. Tutto scorreva semplice ed anche un po’ banale, nulla sembrava dire, voler significare..
- adesso, prima che tu t’accorga che tutto sta finendo, adesso, prima che manchi l’aria, che tu possa capire che arriverà il silenzio, ti parlerò di lui, ti mostrerò quel gesto..-
La vita a volte è assurda, a volte non è vita, se ti sospende dentro a un attimo incerto e ti racconta di una cosa altrui che non ti è stata detta, ma che tu hai già intuita, ti leva le certezze, respira ciò che sai, ti soffia dentro vento e ti disperde altrove, per poi lasciarti li, privo d’ogni ricordo..La vita a volte bara.. pensò sopra le labbra.
E come rallentata, riaffiorata dal tempo, rivide quella mano, anzi non la rivide, perché l' immaginava, ed era chiusa a pugno, stretta dentro una tasca. Eppure percepiva da quell’inguine rigonfio, un moto di rinuncia, di rabbia, di sconforto. Si perché a guardar bene la tela delle braghe si tendeva nervosa, tre colli e tre vallate, la traccia delle nocche. E rabbia, il lieve movimento sincopato, nel ritmo e nelle pause, che quasi impercettibile serrava ed allentava la stretta di quel pugno.. Intorno a che dolore arrancava quel morso?? Quasi a ridare fiato ad una pena stretta, lasciar fluire il sangue di quel palmo ferito, mollar la presa di quell’asprezza ingiusta e trattenuta, e poi il ripensamento ed il ritorno inconscio ad un orgoglio teso… Intorno a quale storia si chiudeva quel pugno?? ad un amor negato, una morte innocente, a un’infame ingiustizia, a una violenza che non si sa negare?? Non di ricordi a volte è fatta la realtà, nè di certezze, nè di parole dette.. ma consapevolezza e il senso del saputo, anche quando non è.. E quel pugno stringeva, spingeva, e avanti e avanti ancora, la tela delle braghe, come per vita propria, a trattenere tutta quella veemenza, quella passione, quel moto di rivalsa.. Come il tendone d’un circo irriverente, la tasca alzava un’onda che conteneva pena.. Tesa la stoffa al fianco e sulla coscia, teso quel movimento che implorava vendetta.. E tutto intorno intanto, si faceva un gran buio, si nascondeva il giorno, non suoni a muover l’aria, c’era solo quel pugno, compreso in una tasca…Poi fu la noncuranza..
sempre netta 26 febbraio 2005
posted by netta | 16:14 | commenti (1)
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